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‘Gomorra’, tutto il male è paese

Forse non paga di aver preso per mano il piccolo schermo per accompagnarlo verso la sua epoca di maggior splendore qualitativo, la serialità ha voluto guardare oltre, ricercando il più ambizioso confronto con il grande schermo. Uscendone, in casi sempre meno isolati, a testa ben sollevata. Per quanto per la maggior parte di questi si debba spesso volgere lo sguardo oltreoceano, l’esempio più recente onora i confini nazionali. Non solo Gomorra ha sfidato ogni scaramanzia facendo debuttare la sua terza stagione in data per definizione poco fortunata (venerdì 17 novembre, su Sky Atlantic HD). Ma ha addirittura scelto di concedersi con un po’ di anticipo, portando i primi episodi al cinema (nelle serate di martedì 15 e mercoledì 16).

Scommessa vinta, inutile dirlo. Non tanto per aver scalato la vetta del botteghino, quanto piuttosto per essersi rivelata confortevolmente all’altezza della situazione.

Quel che soddisfa, però, è che la scrittura di Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Ludovica Rampoldi ci sia riuscita senza ricorrere a stravolgimenti. Al contrario, ha preso slancio dalla consapevolezza acquisita negli anni precedenti per spingersi oltre e sperimentare.

Gomorra 3 recensione
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Attenzione! Per scansare gli SPOILER sulla seconda stagione e qualche anticipazione sulla terza, meglio sorvolare sui due paragrafi successivi!

Così, pur riprendendo esattamente dal finale della seconda stagione, i nuovi episodi proseguono la propria corsa senza mai (o quasi) fermarsi a rimuginare sul passato. Già pochi istanti dopo l’esecuzione di Don Pietro per mano di Ciro – ma per volere del figlio Genny – ciascun personaggio si ritrova a dover pianificare nel minor tempo possibile le proprie mosse future. Patrizia riparte dalla rabbia per la perdita di Pietro per cercare un posto all’interno del mondo spietato che l’ha travolta; Genny tenta di capire come conciliare la nuova vita da padre nella capitale con l’ereditata gestione di Napoli Nord; mentre nuovi nuclei intendono incanalare i propri traffici verso i quartieri del centro. Intanto, rimasto solo e braccato, a Ciro non resta altro che fuggire.

Proprio nel concentrarsi sull’evoluzione di quest’ultimo la serie dimostra la più autentica prova di maturità. Il terzo episodio segue infatti il solo personaggio interpretato da Marco D’Amore. Scappato in Bulgaria e tormentato dai sensi di colpa dopo l’omicidio della figlia, Ciro è irriconoscibile e incapace di reagire. Eppure non pare meritarsi un’esistenza che esuli dalla criminalità, finendo invischiato negli affari di un nuovo boss. Un racconto a sé stante, da considerarsi un film a tutti gli effetti, degno della migliore tradizione d’azione. Qui il viaggio dell’antieroe si snoda in un contesto lontano ma non poi così dissimile da quello cui appartiene, aprendosi alla brutalità di altre realtà illecite (come la tratta umana).

Gomorra 3
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In un periodo in cui il cinema si contrae – specialmente in Italia – su pochi generi di comfort, la narrazione televisiva non teme invece di misurarsi con orizzonti più ampi.

Gomorra ci ha provato fin dall’inizio, in realtà. Senza mai illudere né rassicurare lo spettatore, ha sempre mostrato la corruzione più oscura dell’animo umano. E per farlo, ha scelto di far incontrare l’epicità statunitense e la concretezza del realismo europeo.

Questo inizio di terza stagione promette però di diventare l’esempio più eloquente della sua riuscita. Finalmente la serie sembra aver raggiunto il perfetto equilibrio tra l’azione preponderante della prima e la maggiore introspezione della seconda stagione. Cosicché, in un crescere di tensione che non dà tregua, la morsa si stringe ulteriormente sul destino di ogni personaggio, costringendolo a evolvere nell’efferatezza rabbiosa delle proprie reazioni.

Gomorra è un girone immerso in un freddo e soffocante pallore, popolato da anime condannate al male. Per questo si conferma la migliore espressione della serialità italiana attuale (e forse di sempre). Purtroppo dal seguito ancora decisamente scarno.

Sfondo copertina: Freepik

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