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Come sono le nuove comedy di Amazon

Come già accaduto in passato, Amazon ha deciso di affidarsi a un’altra pilot season autunnale per scegliere le sue prossime produzioni. Dal 10 novembre è stato reso disponibile ai clienti Prime il primo episodio di tre nuove serie tv, per testare il riscontro degli utenti e decidere se avviarne l’intera produzione. Stavolta si tratta di tre comedy accomunate dal formato di mezz’ora e da due elementi chiave: menti creative illustri e una follia senza filtri. Al momento i loro episodi pilota sono disponibili sul catalogo virtuale di Prime Video e sembrano promettere piuttosto bene.

Gli episodi pilota delle nuove comedy Amazon

#1 Sea Oak

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A presentare Sea Oak basta forse un solo nome, quello di Glenn Close. La navigata attrice americana (in tv già protagonista di Damages) è il perno di questa black comedy sovrannaturale. I panni sono quelli di Zia Bernie, una docile signora che, morta durante una rapina in casa, torna dall’aldilà decisa a riconquistare quel che il destino non le ha mai concesso. Ad esempio, una sfrenata vita sentimentale e la rabbia necessaria a sottomettere i tre nipoti sfaccendati, fino al suo decesso ben compiaciuti della sua inettitudine.

Immersa nel grigio squallore di un complesso (chiamato Sea Oak, appunto) situato in un quartiere operaio tutt’altro che tranquillo, la serie è opera dell’autore George Saunders (Lincoln nel Bardo) e si affida alla regia di Hiro Murai (già dietro il successo di Atlanta). L’episodio pilota, a essere sinceri, impiega non poco a mettersi in moto. I 30 minuti a disposizione però raggiungono un tale livello di surreale follia, da far ben sperare per un potenziale sviluppo. Immaginare i dettagli è ancora abbastanza difficile per la contaminazione tra generi e tematiche (lo scenario apocalittico, la desolazione della crisi economica, l’inadeguatezza relazionale, la realizzazione personale). Ma soprattutto, per la collera scurrile della vecchietta zombie che rende il tutto imprevedibile. Presenza dell’ex Dawson Leery, James Van Der Beek, compresa.

#2 Love You More

In quanto a pazzia Love You More non è certo da meno, e la firma di Michael Patrick King – creatore di Sex and the City basterebbe a spiegarlo. Se poi si aggiunge la presenza dell’eccentrica cabarettista Bridget Everett, il quadro si trae ancor più facilmente. Il pilota di questa comedy apre a un racconto in cui tutto è in eccesso: dalle forme prorompenti della protagonista Karen alla sua passione per lo Chardonnay (spesso causa di qualche problema con gli uomini), dalla sua sconfinata immaginazione alla dedizione professionale. Karen è infatti un’adolescente mai cresciuta che per coinquilina ha una “Carrie Bradshaw settantenne”. Di giorno invece lavora in una residenza newyorkese per giovani con sindrome di Down.

Un espediente piuttosto semplice (la disperata ricerca di un reggiseno che faccia il suo dovere) è quel che serve al primo episodio per avviarsi e unire i tre universi paralleli dominati dalla vivacità di Karen: le avventure sentimentali; l’affetto per i “suoi” ragazzi; e la sua stessa mente, che fa da sfondo a veri e propri show musicali sulle inezie quotidiane. Benché per quest’ultimo punto somigli fin troppo alle fantasie canterine di Crazy Ex-Girlfriend, la puntata mette ben in evidenza ogni qualità di Love You More. Estremamente sfacciata e movimentata nel far ridere, ma di rara onestà e asciuttezza retorica nel restituire normalità e spensieratezza alla disabilità.

#3 The Climb

Del tris di episodi pilota rilasciati, quello di The Climb si affida forse alla premessa con minore originalità. La sua protagonista è una giovane impiegata determinata a realizzarsi in un’epoca che lascia poco spazio ai sogni. “Era del disgustascino”, la definisce meglio Nia (interpretata dalla creatrice Diarra Kilpatrick), tutta “formaggio vegano, Donald Trump e crossfit”. L’elemento di novità, però, è che sullo sfondo di Detroit Nia insegue il nuovo Sogno Americano: arrivare all’apice del successo conquistando la popolarità online.

Con il sostegno dell’amica Misty (Alysha Umphress), inizia così la scalata verso la fama, seguendo le orme di un’invidiabile venere nera regina dei social. Anche qui a far da motore è un vortice di insana pazzia, che si aggiunge al vasto curriculm del produttore Mark Gordon (spaziante da Salvate il soldato Ryan e Steve Jobs a Criminal Minds e Grey’s Anatomy). Nia è estrosa e ama immaginarsi al perenne centro di un obiettivo fotografico, ma le sue fantasie sfociano spesso nella realtà, causandole non pochi imbarazzi. Il che pone basi piuttosto solide per il potenziale sviluppo di The Climb, capace di smascherare con ironia e colore l’attuale passatempo socialmente prediletto: ammiccare a sé stessi e rimirarsi allo specchio in vista del prossimo selfie (e del prossimo like).

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