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5 serie tv che parlano di violenza sulle donne (e lo fanno bene)

Almeno una volta nel cammino della propria evoluzione, i personaggi femminili del piccolo schermo si scontrano con la meschinità della violenza sulle donne. Alcuni la vivono sulla propria pelle, altri indirettamente. Per alcuni si colloca nel passato, per altri nel presente. In moltissimi casi capita però che sia oggetto di racconti inadeguati. Una resilienza stoica e inverosimili risoluzioni a lieto fine sono gli espedienti narrativi in cui gran parte delle trame inciampa, sorvolando sul realismo (specialmente psicologico), nel nome di uno sguardo morbosamente dettagliato e di un sensazionalismo drammatico.

Negli ultimi tempi, comunque, qualche tentativo di invertire questa tendenza ha iniziato a farsi avanti. Peraltro con una risonanza tutt’altro che contenuta. Anche perché, nel turbinio di notizie di questo fine 2017, c’è sempre più attenzione al modo in cui le serie tv trattano l’argomento.

Queste cinque, ad esempio, sono riuscite egregiamente nell’intento di parlarne in maniera originale ma non banale, cosciente ma non retorica. E guardarle proprio oggi può essere un’idea un po’ diversa. Per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne anche semplicemente accomodandosi davanti alla tv.

La violenza sulle donne, raccontata bene

YouTube/HBO

1. Big Little Lies

I vizi e i segreti di una cittadina come Monterey, un omicidio e cinque donne battagliere. Dalla premessa, Big Little Lies avrebbe avuto ogni ragione per essere considerata l’ennesimo groviglio di scaramucce in rosa. Invece questo drama HBO, andato in onda nei primi mesi dell’anno, ha saputo eludere qualsiasi aspettativa, utilizzando il pretesto thriller per raccontare una storia insolita (ma reale) di solidarietà femminile. Nessun culmine litigioso, bensì il graduale placarsi di ogni tensione tra le protagoniste, involontariamente unite nell’affrontare una spirale di abuso a lungo rimasta latente.

Tra la deriva feroce di un matrimonio tossico e i ricordi offuscati di uno stupro brutale, la serie esplora le tante sfumature della reazione alla violenza, facendosi esplicita ma mai morbosa. Dalla negazione alla rabbia, la chiave per sbloccare i meccanismi di difesa passa per una terapia ben rappresentata e per un’apertura alla fiducia reciproca. L’elemento più importante, però, è che non ci si trova a seguire le avventure di un gruppo di eroine senza macchia e senza paura, identificandosi piuttosto con le reazioni comuni di cinque donne estremamente normali.

L’episodio più consapevole: dal primo al settimo, ogni episodio è una tessera fondamentale

Netflix

2. Unbreakable Kimmy Schmidt

Quale regola impedisce a una serie comedy di diffondere la consapevolezza sulla questione violenza sulle donne? Nessuna, appunto. Lo dimostra il mondo colorato di Unbreakable Kimmy Schmidt, la sitcom Netflix prodotta da Tina Fey, dove una quasi-trentenne dall’inaffondabile ottimismo riprende in mano la sua vita dopo essere stata segregata in un bunker per quindici anni, ostaggio del fondatore di una falsa setta apocalittica. Tra una risata e l’altra, ci si rende progressivamente conto di quanto ogni sua divertente stranezza non sia in realtà conseguenza del trauma subito. Ad esempio, Kimmy è rimasta ferma all’età adolescenziale e reagisce in modo inconsciamente aggressivo agli approcci di intimità.

Eppure, il termine “stupro” non fa mai capolino. Almeno non fino alla terza stagione, quando l’episodio forse più amaro la vede tentare di dissuadere una donna decisa a sposare il suo rapitore, sebbene in carcere. L’esperienza di vittima si scontra così con l’ostinata negazione di un’autostima fragile, senza mai perdere in brillantezza. “Se ci vediamo solo un’ora a settimana non si renderà mai conto che sono un inutile ammasso di scemenze e mi amerà per sempre!”, confessa la guest star Laura Dern. E il messaggio colpisce forte e chiaro.

L’episodio più consapevole: stagione 3, episodio 3 (Kimmy non può aiutarti!)

Netflix

3.Tredici

Banale, esagerata, innervosente, pericolosamente esplicita. Rilasciata da Netflix in primavera, Tredici è stata accolta da pareri non del tutto positivi. In parte poiché onesta nel riavvolgere il nastro (nel vero senso della parola) della sequela di schiaffi sociali che porta al suicidio di una teenager vittima di bullismo. In parte poiché confusa come teen drama dall’intento educativo, quando in realtà più utile ad aprire agli adulti una finestra sull’odierno mondo adolescenziale. Ad ogni modo, che la si promuova o la si bocci senza pietà, non le si può negare di aver portato sul teleschermo una delle ricostruzioni più forti e rispettose del significato di violenza sessuale.

Le stesse parole della giovane Hannah Baker scorrono mentre un coetaneo recidivo la sorprende alle spalle, senza lasciare scampo neppure allo spettatore. Non c’è nudità, né il sottile voyeurismo che spesso distoglie l’attenzione. Ci sono solo gli occhi di Hannah, la sorpresa, il carico di rabbia che si trasforma in inutile resistenza, e le emozioni che svaniscono lentamente fino alla totale dissociazione da sé stessa. L’episodio in questione è scritto e diretto da due donne (Jessica Yu ed Elizabeth Benjamin), rigorose nel lasciarne tutta la brutalità alla coscienza di chi guarda.

L’episodio più consapevole: stagione 1, episodio 12 (Cassetta 6, parte B)

YouTube/BBC America

4. Broadchurch

Fiore all’occhiello del crime britannico, Broadchurch non si è mai risparmiata nell’esplorare i meandri più bui della fredda e feroce irrazionalità umana. Così, dopo essersi concentrata per due stagioni sulla pedofilia omicida e sulle sorprese ancor più crudeli che la giustizia sa riservare, la serie ha affidato ai detective Hardy e Miller un caso di violenza. Quel che davvero meraviglia, però, è la cura scrupolosa con cui si rende profondità realistica all’intreccio, rinunciando a qualsiasi orpello televisivo. Soprattutto perché Trish – che trova il coraggio per denunciare soltanto diversi giorni dopo l’accaduto – non corrisponde alla figura di gran parte dei personaggi che ne condividono il trascorso. È una donna più che comune, di mezza età, poco avvenente e dalla vita tranquilla. Semplicemente, si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Eppure, lo stesso vortice di cui negli ultimi mesi si è tanto dibattuto, travolge anche lei. Il dolore di dover rievocare e raccontare, il senso di colpa per quel bicchiere in più che le ha offuscato i ricordi, la paura di ripercussioni e della smentita, la vergogna nel vedere il proprio intimo gettato in pasto all’opinione pubblica. L’episodio di apertura poi va oltre, assumendo le vesti di servizio pubblico. Nel ripercorrere scrupolosamente la normale procedura attivata dopo ogni denuncia di violenza, Broadchurch informa che chiunque incorra in una simile esperienza non viene abbandonato a sé. Peccato solo che non sempre ci si imbatta in rassicuranti professionisti dall’istruita sensibilità psicologica.

L’episodio più consapevole: stagione 3, episodio 1 (Episodio 1)

YouTube

5. The Good Wife

Se la violenza sulle donne punteggia spesso gli episodi dei procedurali trasmessi dai broadcaster generalisti, il legal drama The Good Wife si è spesso distinto nel raccontarla con uno sguardo moderno e disincantato. Nel corso delle sue sette stagioni tante sono le sfaccettature affrontate in aula dalla protagonista Alicia Florrick: la piaga dello stupro nei campus USA, il dilemma etico di difendere un’uxoricida, l’insabbiamento degli abusi in ambienti di lavoro fortemente maschili (come quello militare), la colpevolizzazione della vittima e l’intervento dei social come strumenti di giustizia, o ancora la rinuncia alla denuncia per paura di un aggressore troppo influente. Non solo. La serie non ignora il risvolto della medaglia, addentrandosi in un dibattito sul concetto di “molestia” e sul rischio di banalizzarne la gravità a causa dell’esagerazione. Tentativi non sempre riusciti in fatto di fluidità narrativa, ma senza dubbio lodevoli per la ricerca di punti di vista inediti.

Episodi più consapevoli: stagione 2 episodio 5 (Politicamente corretto), stagione 4 episodio 6 (L’arte della guerra), stagione 4 episodio 20 (Idealismo e cinismo), stagione 5 episodio 4 (Fuori dalla bolla), stagione 6 episodio 8 (La zona rossa).

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