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“The Last Frontier” è fin troppo assurda, ma funziona

Piccola postilla prima di iniziare: questa recensione si basa su tutti i dieci episodi di “The Last Frontier”.

La tv è contaminazione. Un continuo rimpasto di vecchi successi da cui si generano storie nuove. I riferimenti conosciuti, infatti, piacciono al pubblico e rassicurano i produttori; sono un paracadute, aiutano a farsi notare, in quest’epoca di troppe cose da vedere. Non sempre funziona, spesso ha creato grandi aspettative poi rivelatesi false illusioni. Ma negli ultimi tempi sta dando risultati interessanti.

La premessa di The Last Frontier – il nuovo thriller di Apple TV+ – è una miscela dal potenziale esplosivo che mette insieme l’avvio di Lost, le macchinazioni di Prison Break, e naturalmente l’anima furba di The Blacklist. D’altronde, l’ideatore è lo stesso. Si parte con uno schianto, un gigantesco aereo che plana in fiamme su una distesa di neve sperduta nella tundra dell’Alaska. A bordo, però, non ci sono passeggeri ordinari, bensì pericolosi detenuti in tuta arancione, non poi così spaventati. Mentre precipitano, ognuno sta già pensando a come sfruttare la via di fuga perfetta.

Le riminiscenze dell’incidente aereo che ha fatto la storia seriale si fermano qui. Non c’è soprannaturale, e nemmeno una lotta di gruppo per la sopravvivenza. O almeno, non è quella dei superstiti, ma di chi vive nella zona: una cittadina remota immersa nella natura selvaggia, che all’improvviso si trova sott’attacco. I criminali sono spietati, affamati di libertà, e spuntano da ogni porta, albero, veicolo, in cerca dei mezzi – abiti civili e armi, soprattutto – per confondersi tra gli abitanti e mettere a punto il proprio piano. (Un gioco da ragazzi in quella parte di America, dove ogni casa esibisce fucili e dagli zaini spuntano pistole).

The Last Frontier serie tv Apple TV+ recensione
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Del compito di arginarli si fa carico Frank Remnick (Jason Clarke), uno sceriffo con un gran senso morale, che ha promesso di proteggere la città quasi più della sua famiglia. Ma presto al suo fianco si aggiunge Sidney Scofield (Haley Bennet), un’agente della CIA inviata lì con un motivo ben preciso, un’ultima possibilità per salvarsi la carriera. Su quell’aereo c’era anche Havlock, un detenuto speciale, ben addestrato e più pericoloso degli altri, che nessuno ha mai visto in faccia. E lei è l’unica a conoscerlo tanto bene da poter anticiparne le mosse.

Nei suoi sette minuti iniziali, The Last Frontier mostra tutte le proprie ambizioni. La serie si apre con una sequenza densa e spettacolare, dove gli effetti speciali cinematografici (quelli che alle produzioni di Apple TV+ piacciono parecchio) si spengono nella quiete nevosa, finché all’improvviso Remnick non si trova accerchiato, ad affrontare da solo uno, cinque, diciotto detenuti che gli saltano addosso come nelle più ansiogene apocalissi zombie.

Eppure, prima che il racconto prenda davvero, bisogna aspettare un paio di episodi. Esaurite le energie di partenza, gli eventi si sgonfiano, facendo presagire di avere davanti un altro di quei thriller inconsistenti che affollano i servizi streaming. Ed è qui che l’idea di Jon Bokenkamp inizia a ingranare. I dettagli scottanti emergono e l’intreccio si popola di sospetti: i due protagonisti hanno qualcosa da nascondere, lo schianto forse non è stato un incidente, e Havlock ha una sua verità da raccontare.

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Nel gestire questa moltitudine di interrogativi, la serie si diverte, ed è ciò che le riesce meglio. Seguendo i fili sulla grande lavagna dei ricercati di Remnick, ogni episodio fa visita a un criminale diverso e ne segue la cattura. Ciascun detenuto a piede libero è tuttavia molto più che un semplice diversivo per distrarre i protagonisti e allungare la trama principale. The Last Frontier li usa come le tante tessere che man mano sbloccano il mistero.

Il resto sono grandi inseguimenti, esplosioni, virate in elicottero, cappottamenti di automobili, scazzottate, e una sigla che più classica non si può – era da tempo che non si vedeva un’apertura con un collage di paesaggi e scene riprese dalla serie. La ricerca senza sosta dell’azione non è priva di sbavature: a tratti procura qualche incoerenza o improbabile forzatura (o forse, l’intrigo è così fitto che basta una distrazione a far perdere il passo). Ma The Last Frontier sa giocare piuttosto bene con il farci credere di aver intuito le sue svolte, senza mai davvero scoprire le carte fino all’ultimo. È troppo assurda per sembrare vera, ma non abbastanza per smettere di guardarla.

“The Last Frontier” è uscita il 10 ottobre ed è composta da 10 episodi lunghi 41-61 minuti. I primi due sono disponibili da subito.

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Immagine di copertina: Apple TV+

1 Comment

  1. Io so solo che, cosa che mi succed molto di rado, mi addormento di continuo. Ci sono tutti i luoghi comuni e le ingenuità delle serie americane in una narrazione lenta e noiosa… la famiglia, il solito idolo americano, con l’aggravante di volerci mostrare gli abitanti dell’Alaska come gli ultimi romantici pioneri , quegli americani veri che tanto piacciono a Trump. Evviva le serie inglesi e scandinave !

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