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“Bridgerton” continua a migliorare

Piccola postilla prima di iniziare: questa recensione si basa su tutti gli otto episodi di “Bridgerton 3”.

I guilty pleasure non hanno ragione d’esser definiti tali: se una cosa procura piacere, perché dovrebbe farci sentire in colpa? Lo diceva Fran Lebowitz – unico esemplare di blocco dello scrittore lungo una carriera che riesce a fatturare – al suo amico Martin Scorsese in una docuserie sulla sua vita girata per Netflix. Che nel frattempo, per qualche strana ironia, è diventato il servizio streaming dei guilty pleasure.

Il più popolare è senza dubbio Bridgerton, la serie dove Shonda Rhimes (sì, va bene, il vero creatore è Chris Van Dusen) ordisce intrecci telenovelici con la solita maestria di una comare fantasiosa, ma nell’Ottocento. Eppure, definirla tale è una tendenza pigra e riduttiva: i guilty pleasure spesso si esauriscono, mentre Brigerton continua a migliorare.

Si può dirlo con più certezza, adesso che la terza stagione si è conclusa (Netflix l’aveva divisa in due parti, uscite a distanza di un mese, dopo aver capito come raddoppiare la resa con la medesima spesa). Adesso che abbiamo intuito che le prossime stagioni potrebbero non essere come ce le eravamo immaginate.

Viste le prime due, infatti, si pensava che la formula della serie fosse ormai definita: prendere il prossimo libro della saga romantica di Julia Quinn, pescare un diverso personaggio della famiglia protagonista e appaiarlo alla sua anima gemella, bruciando lentamente una storia d’amore dal finale già scritto. Prevedibilità rassicurante, con un certo sentore di appassimento futuro. E invece, proprio quando le pedine della nuova storia d’amore sembravano posizionate, Bridgerton ha passato rapida il dorso della mano sulla scacchiera, atterrandole per costruire una nuova strategia.

Bridgerton stagione 3 recensione
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Stavolta – difficile non saperlo – la coppia di stagione era formata da Colin Bridgerton (Luke Newton) e Penelope Featherington (Nicola Coughlan). Terzogenito di famiglia distinta e amorevole lui, altrettanto terzogenita, ma di famiglia decadente lei. Slanciato e sicuro lui, rotonda e impacciata lei. Ambitissimo lui, pressoché invisibile lei, al punto da cercare rivalsa raccontando segreti e disgrazie dell’alta società dietro lo pseudonimo di Lady Whistledown, voce narrante, pettegola senza volto e dalla penna affilata, in grado di guastare fidanzamenti e reputazioni.

Gli eventi precedenti li avevano visti allontanarsi, nonostante la lunga amicizia, dopo che lei aveva sentito lui dire che mai e poi mai avrebbe potuto farsela piacere. La ripartenza li ha ritrovati più adulti, lui libero e cambiato da mesi di viaggio, lei decisa a trovarsi un marito per poter finalmente andarsene di casa, benché sua madre la consideri già zitella a vita. Così, quando lui si offre di aiutarla e lei decide di rifarsi parrucco e guardaroba, la via per il riavvicinamento è tracciata. Ad attrarli, in uno dei luoghi comuni romantici più consumati, la sensazione di essere diversi e vedersi capiti solo negli occhi l’una dell’altro.

Invitata a reinventarsi, forse dal gran numero di stagioni che ancora ha davanti, forse dalla scelta di spezzare questo capitolo in due blocchi, Bridgerton non ha imboccato però la classica via dell’inseguimento ansimante e turbolento. E per la prima volta dopo tanto tempo, è sembrato di rivedere qualche scorcio della vecchia bella televisione. Quella che i limiti di spazio e di tempo non li aggirava, bensì ci giocava per disegnare nuovi e diversi ritmi narrativi. Quella dove i singoli episodi e le mezze stagioni avevano un’identità propria, senza confondersi in un pastone da consumare il più in fretta possibile.

Il tramutarsi dall’amicizia in passione si compie allora già nella prima metà di episodi (non avete sentito parlare di una certa carrozza?), per poi lasciare spazio ad altro tipo di complicazioni. Messa davanti a uno specchio – letteralmente – Penelope scopre il sesso, un corpo che le piace e può piacere (senza fingere che prima non sia stato un problema), e una parte di sé che può essere amata. Ma il distacco dall’altra parte, dal suo alter ego, prima che venga smascherata facendole perdere tutto, è complicato. Vendere i pettegolezzi di Whistledown le aveva assicurato indipendenza e un potere che una donna di rado può concedersi, davvero si può lasciare tutto per un uomo?

Bridgerton stagione 3 recensione
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Il percorso di trama è quindi tutto da tracciare e l’attesa va oltre i sospiri sentimentali, riempendosi di incognite piacevoli. Di certo aiuta Nicola Coughlan, che riesce a rendere godibile la più rabbiosa e vittimista delle figure bridgertoniane. E soprattutto aiuta il resto dei personaggi, che stavolta la serie non lascia sullo sfondo, ampliandone le storie.

C’è Francesca Bridgerton, personaggio nuovo e curioso, che in parallelo avvia un fidanzamento inatteso e apre forse alla prima stagione queer della serie. Ci sono Benedict ed Eloise, che si confrontano con la propria condizione affettiva. C’è la maligna Cressida Cowper, che si scopre sola e tristissima. C’è Violet Bridgerton che segue il bisogno di sentire di nuovo le farfalle nello stomaco man mano che i figli si avviano ad altre vite. E poi ci sono loro, le sorelle di Penelope, il dispositivo comico inaspettato, che le farfalle le chiamano in scena con un’urgenza stolta ma protettiva, per sviare il culmine del caos verso lo stupore.

Riprendendo le fila dello spin-off – con cui Bridgerton aveva dato il suo meglio – gli episodi volteggiano da una storia all’altra, ognuna portatrice del suo tema. Come suo tipico, la serie li offre al pubblico in modo sfacciatamente anacronistico, intrecciando corpi non convenzionali, accostando cromie di pelle, senza preoccuparsi di fornire spiegazioni. Didascalica e militante, eppure incredibilmente mai stucchevole. Bridgerton è ormai un genere a sé, da cui ci si aspetta nient’altro che farsi portare il più possibile lontano dal mondo reale.

Lo ha fatto in maniera un po’ meno autoconclusiva, da questa terza stagione. Tenendo insieme molteplici trame, dandoci un assaggio di quello che verrà, e rassicurandoci che non sarà noioso. Bridgerton ha davanti un milione di possibilità da esplorare, e non ci si procura sensi di colpa a esser contenti di aspettarle.

“Bridgerton 3” è disponibile su Netflix ed è composta da 8 episodi lunghi 52-71 minuti.

Guarda il trailer

Foto di copertina: Netflix

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