I veri motivi per cui “And Just Like That” ha fallito
Quando una serie molto amata torna in tv dopo diverso tempo dalla sua fine, non sempre viene accolta con entusiasmo. Spesso c’è la preoccupazione che il seguito possa guastare il buon ricordo dell’originale. Nel caso di And Just Like That – il revival di Sex and the City annunciato nel gennaio 2021 – c’era invece un’affettuosa curiosità nel ritrovare le quattro protagoniste, ormai cinquantenni, e scoprire come si fossero evolute le loro vite.
Tuttavia, le cose non sono andate benissimo. Giunta a tre stagioni (l’esatta metà della serie originale), And Just Like That si è conclusa dopo un percorso complicato, segnato da un consistente calo di ascolti e recensioni perlopiù negative, che l’hanno spesso definita «stucchevole» e «imbarazzante». Ad agosto, senza preavviso, lo showrunner Michael Patrick King ha spiegato sul suo profilo Instagram di aver «capito che questo era forse un punto meraviglioso in cui fermarsi», chiudendo per sempre l’universo di Sex and the City.
Nei suoi 27 anni di storia, la comedy romantica di HBO era già tornata più volte con spin-off di diverso tipo – due film e la serie prequel The Carrie Diaries. Nessuna di queste estensioni era riuscita a replicare la formula e lo spirito che, ha scritto il New Yorker, avevano reso l’originale «un autentico fenomeno culturale e una delle serie tv più influenti che siano mai state fatte». Eppure, nei confronti di And Just Like That sembra esserci stata una maggiore delusione. Diversi critici hanno quindi provato a mettere a fuoco i problemi che hanno causato il fallimento della serie.

L’assenza di Samantha
Secondo BBC, And Just Like That ha subìto la sua perdita più grande ancora prima di iniziare. Con l’annuncio, cioè, che il personaggio di Samantha Jones – la PR mangiauomini intrerpretata da Kim Cattrall – non sarebbe comparso nei nuovi episodi. Tra le quattro protagoniste, Samantha aveva un ruolo di sostanziale importanza nella dinamica del racconto: la più matura del gruppo (benché la sua età fosse un mistero), a lei era legata buona parte della comicità sessualmente disinibita tipica della serie. Non solo. Sotto il suo sarcasmo, Samantha nascondeva anche un istinto protettivo nei confronti delle amiche, rappresentando spesso un punto di riferimento, nonché il legante del gruppo.
Questo stesso ruolo, And Just Like That ha tentato di preservarlo in parte, mantenendo il personaggio nonostante l’assenza della sua interprete, attraverso fugaci scambi di messaggi con Carrie Bradshaw. Nella seconda stagione, poi, Cattrall aveva ripreso davvero il suo ruolo, comparendo in un cameo molto atteso. Ma la scena era durata solo 70 secondi, senza alcuna interazione con il resto del cast (i cattivi rapporti tra Cattrall e le sue co-protagoniste sono piuttosto noti). Perciò, dopo l’entusiasmo iniziale, l’interesse del pubblico si era di nuovo affievolito in fretta.

I personaggi quasi irriconoscibili
Se la mancanza di Samantha si è percepita tanto, però, lo si deve forse anche al modo in cui gli autori hanno gestito il resto dei vecchi personaggi, dai più considerato deludente. Fin dal suo debutto in tv, And Just Like That è infatti sempre stata criticata per aver sottoposto le sue protagoniste a un’evoluzione così incoerente da renderle quasi irriconoscibili.
Quel che aveva reso Sex and the City una serie rivoluzionaria, sul finire degli anni Novanta, era stata la scelta di portare in tv donne vulnerabili e a tratti sgradevoli, ma forti e sicure di sé. Due caratteristiche che nel revival, dove si confrontano con il passaggio alla mezza età, sono parse fin da subito più labili. Da avvocata indipendente, diretta e intelligente, Miranda è diventata «un distastro ambulante», ha osservato BBC. Charlotte si è trasformata in «una madre dell’Upper East Side maniacalmente caricaturale». Mentre Carrie, famosa grazie a una rubrica sul sesso, si è fatta così pudica «da pronunciare a stento la parola nel suo effimero podcast».
Diverse analisi, poi, attribuiscono la non riuscita di And Just Like That anche alla scelta di puntare sulla nostalgia, anziché guardare al futuro. Il riferimento è soprattutto al ritorno – dalla seconda stagione in poi – di Aidan, l’ex fidanzato di Carrie interpretato da John Corbett. Secondo BBC, il riallacciarsi del loro rapporto avrebbe intrappolato il personaggio di Carrie in una linea narrativa statica e priva di un obiettivo, ripiegata a rimuginare sugli amori passati, quando sarebbe stato più interessante vederla alle prese con nuovi incontri e appuntamenti. «Quello che avevamo qui era una serie che non ha mai capito perché esistesse, o chi questi personaggi fossero stati nei loro rispettivi sei decenni, e che cavalcava in modo goffo sia il passato che il presente», ha scritto la giornalista britannica Laura Martin.

I nuovi, deboli personaggi
Come spesso accade ai revival, And Just Like That ha in effetti faticato parecchio nell’adattare lo stile di Sex and the City all’epoca attuale. Al punto da apparire, secondo Martin, «confusa e spaventata da tutto ciò che è contemporaneo».
L’esempio più evidente è il tentativo di rimediare alla mancanza di diversità che spesso era stata contestata alla serie originale, popolata perlopiù da personaggi bianchi ed eterosessuali. Lo showrunner Micheal Patrick King ha provato a rendere il gruppo di protagoniste più inclusivo, con l’ingresso di nuove amiche interpretate da attrici di origini differenti. Ma solo la carismatica agente immobiliare Seema (interpretata dall’attrice inglese di origine indiana Sarita Choudhury), da molti considerata la sostituta di Samantha, è riuscita a integrarsi davvero. Le altre sono rimaste invece ai margini del racconto, talvolta scomparendo senza spiegazioni.
Nessuna nuova aggiunta di And Just Like That ha però fatto discutere quanto quella di Che Diaz (Sara Ramirez). Stand-up comedian di genere non binario, avrebbe dovuto avviare la serie a una conversazione sulla sessualità e sulla questione di genere, guidare Miranda nella riscoperta del suo orientamento sessuale e aiutare Charlotte ad accettare il coming out della figlia come persona non binaria. Tuttavia, il personaggio ha rivelato tratti disfunzionali e decisamente ambigui – specie se rapportati alle intenzioni positive del ruolo – fino a indispettire il pubblico. Nel 2022 il sito The Daily Beast lo definì «il peggior personaggio in tv». E dopo la notizia della sua uscita dalla serie, molti spettatori hanno reagito con evidente sollievo.

La scrittura caotica
La discutibile gestione dei personaggi da parte degli autori deriva da quello che è stato considerato uno dei problemi più gravi di And Just Like That: la scrittura caotica. Nel corso delle sue tre stagioni, diverse linee narrative sono state scritte, riscritte o improvvisamente eliminate, causando buchi di trama, errori di continuità e cambiamenti di tono spesso incoerenti. Uno degli esempi più recenti è quello del padre di Lisa (Nicole Ari Parker), fatto morire dagli autori non una, ma due volte.
Secondo BBC, la mancanza di coesione e di un focus specifico è ancora più marcata se si fa un confronto con Sex and the City. Nella serie originale gli episodi erano brevi (al massimo 25-30 minuti) e portavano avanti una linea narrativa per ciascuna protagonista, legandole tutte a uno stesso tema centrale ogni volta diverso. A presentarlo era la voce narrante di Carrie, che poi chiudeva l’episodio traendone una morale e un articolo per la sua rubrica settimanale. Benché il collegamento con gli eventi fosse a volte debole o forzato, questa formula divenne un tratto distintivo della serie, dando ritmo, vivacità e un senso agli episodi.
Seppur con espedienti diversi e in modo intermittente, And Just Like That ha mantenuto la voce narrante di Carrie. Tuttavia, ha eliminato il tema centrale. Gli episodi sono così diventati un assemblaggio di situazioni molto bizzarre, ma prive di un senso per le singole storie dei personaggi. E il fatto che si siano allungati fino a raggiungere i 45 minuti ne ha messo in risalto l’inconsistenza.
Un’occasione per migliorare le cose, ha scritto il sito Collider, la serie l’avrebbe anche avuta. Con l’uscita di scena di alcuni personaggi, ci si aspettava che la terza stagione si sarebbe focalizzata su quelli già conosciuti e amati dal pubblico. Cosa che non è accaduta.

I tempi sono cambiati
Nel cercare di capire le ragioni per cui And Just Like That non abbia funzionato, occorre però tenere a mente un fattore essenziale: la serie ha voluto mantenere lo stile di Sex and the City, pur confrontandosi con un contesto storico-culturale e un panorama televisivo profondamente cambiati.
Andata in onda tra il 1998 e il 2004, Sex and the City raffigurava una New York al suo apice, frizzante, patinata e alla moda. Una metropoli specchio del sogno americano, dove le protagoniste erano giunte per realizzare le proprie ambizioni lavorative e sentimentali, e diventare donne indipendenti. Benché il tenore di vita di Carrie fosse poco realistico se rapportato alla sua professione, per gli spettatori dell’epoca rappresentava un ideale a cui ambire. Le avventure delle protagoniste, ha scritto il New Yorker, «sembravano spesso una rivista per donne in forma drammatizzata».
Oggi questo tipo di serie non funziona quasi più. Dopo la grande crisi economica del 2006, la disuguaglianza sociale e la disillusione dovuta alla mancanza di prospettive sono diventati temi comuni e molto sentiti. Di conseguenza, la rappresentazione di mondi glamour e patinati viene percepita come elitaria, esclusiva e irraggiungibile. Ormai il pubblico – soprattutto le nuove generazioni – vuole sentirsi rappresentato in modo autentico, e «il porno della ricchezza» tende a suscitare risentimento. (Sex and the City continua ad attrarre nuovi fan per ogni generazione, ma si deve più alla nostalgia per il passato stabile degli anni Novanta).
Certo, Sex and the City ha aperto la strada a molte comedy al femminile venute dopo, come Girls e Insecure. Ma le loro storie si sono adattate al periodo storico, con protagoniste più giovani e irrisolte, alle prese con difficoltà economiche e differenze di classe. Le serie che invece hanno mantenuto uno stile simile – come The Bold Type o Emily in Paris – hanno fatto storcere il naso a molti spettatori per la mancanza di realismo. E quelle che hanno ottenuto successo raccontando le vite di personaggi ricchissimi – come Big Little Lies e Succession – sono accomunate dal messaggio che il denaro non possa comprare un’esistenza felice.
La versione che avrebbe funzionato
Secondo l’Independent, tuttavia, c’è una versione di And Just Like That che avrebbe potuto farcela, ma non è mai arrivata sullo schermo. Si tratta di un articolo pubblicato a giugno dal sito The Cut e scritto da Candace Bushnell, l’autrice che ispirò Sex and the City con la sua omonima rubrica.
Nell’articolo Bushnell – che ha 66 anni – racconta la sua vita da donna di mezza età indipendente, benestante, single e ancora intenta a frequentare uomini, ma non per necessità, bensì per divertimento. «Il pezzo è accattivante, sexy, emozionante e a tratti inaspettatamente profondo, ricco di personaggi evocativi e sottotrame», ha scritto il giornalista Adam White. «In altre parole: il completo opposto di And Just Like That, che ha dipinto la vita dei sessantenni come grigia, esagitata e deprimente, e ha ridotto Carrie, Miranda e Charlotte a incubi farneticanti».






Delle trentenni indipendenti economicamente, ma alla ricerca di stabilità sentimentale, che incontrano uomini inaffidabili sono confortanti per le coetanee, più o meno, che hanno esperienza personale o di amiche altrettanto inconcludenti. Ci si rideva su con autoironia.
Ma delle sessantenni che, dopo decenni di esperienze, sono confuse sulla loro sessualità o assatanate in menopausa, oscillano tra lo squilibrio mentale e demenza senile anticipata.
Non c’è niente da ridere.
Del resto hanno dovuto fare morire Big perché la vita di quei due con tutti quei soldi era noiosa.
Peggio di tutte Miranda che butta fuori il personaggio più positivo di tutta la serie, Steve, presentato come un vecchietto confuso.
Una serie bruttissima.