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5 serie tv che forse non avete visto

Succede che quando si è troppo abbagliati dalla serie tv blasonata di turno, un po’ ci si scorda di tutte le altre nuove uscite. E così, mentre l’estate scorreva veloce tra le brutture di Chernobyl e le avventure di Stranger Things, gli eroismi di La Casa di carta e l’attesa per Mindhunter, sui vari cataloghi streaming sono spuntate storie che avrebbero meritato molto di più del semplice compito riempitivo.

Dal Belgio è arrivato ad esempio un thriller d’azione dallo schema particolare. Dalla Francia e dal Giappone due commedie con il gusto per il proibito. E dal Sud America un poliziesco venato di antica magia. Oltre, naturalmente, a una delle solite miniserie britanniche molto brevi e molto intrigranti.

De Dag-serie tv belgio
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Qualche consiglio sulle nuove serie tv uscite

#1 De Dag

Paese di origine: Belgio (2018-in corso)

Cosa dovrei sapere? Gli episodi di questo apprezzato thriller belga sono dodici, ma è come se fossero sei. A coppie raccontano infatti la stessa sequenza di eventi di una rapina a una piccola banca, ma da due punti di vista differenti: quello di una squadra di polizia appostata all’esterno, e quello dei criminali e degli ostaggi rinchiusi al suo interno. Prendendosi (come si coglie meglio dal titolo inglese, The Day) il tempo per seguire da vicino la giornata di ogni personaggio.

Potrebbe piacermi? Il meccanismo “stessa trama, doppio sguardo” non è di certo nuovo. Ma la particolarità di questa serie sta nella riuscita della suspense, che funziona anche se i colpi di scena sono già stati svelati. Il trucco è l’aggiunta di piccoli risvolti inediti agli eventi già visti, in cui si mantiene una buona tensione anche grazie al soffermarsi sui singoli protagonisti, che sono numerosi e hanno ciascuno il proprio carico di fantasmi, sensi di colpa, paure messi in moto dalla situazione. Gli schemi del thriller si rinnovano e complicano un po’, quindi. E ancora una volta con idee originali che giungono dal Belgio. Chi dice che il noir scandinavo si è spostato qui forse ha un po’ di ragione.

Dove la guardo? Su Starzplay, il servizio streaming integrato in Apple TV (qui il trailer)

In quanto tempo la guardo? In 9 ore e 16 minuti totali (12 episodi da 40-58 minuti)

Farebbe al caso mio se… Avete voglia di una serie d’azione e vi piace lo stile del noir nordico, che qui ha qualche tratto in comune con La casa di carta.

Frontera Verde serie tv Netflix
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#2 Frontera Verde

Paese di origine: Colombia (2019-)

Cosa dovrei sapere? Benché sia uscita un anno dopo la serie d’azione Distrito Salvaje, questa sarebbe la prima produzione originale colombiana di Netflix. Si tratta di un thriller ambientato al confine tra Brasile e Colombia, che si apre con una classica sequela di omicidi. Un po’ meno classico, però, è il coinvolgimento di una tribù indigena che vive nel mezzo della foresta amazzonica, dove una giovane detective deve addentrarsi per investigare, con tutte le difficoltà del caso.

Potrebbe piacermi? Non capita spesso di imbattersi in procedurali ambientati nella giungla. E i pochi esistenti non s’intrecciano di certo al sovrannaturale. Qui, insieme al mistero criminale si snodano infatti segreti tribali, che emanano l’aria magica delle antiche leggende delle civiltà precolombiane. Il ritmo è lento, la resa non sempre impeccabile, ma la fotografia splendida e il solo sottofondo dei rumori della giungla bastano di per sé a incutere ansia. Gli episodi sono uno stridere continuo di credenze moderne e primitive (come spieghi a un indigeno che i corpi non si bruciano perché servono alla polizia scientifica?), pistole e frecce avvelenate, cultori e distruttori della sacra Amazzonia. Questa è una creatura strana, insomma. Ma molto, molto affascinante.

Dove la guardo? Su Netflix (qui il trailer)

In quanto tempo la guardo? In 5 ore e mezza totali (8 episodi da circa 30-48 minuti)

Farebbe al caso mio se… Vi piacciono i polizieschi non comuni e riflessivi, e un po’ di magia non vi disturba. Se vi è capitato di vederla, ricorda Quando gli eroi volano.

Altro che caffè Netflix
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#3 Altro che caffè

Paese di origine: Francia (2019-in corso)

Cosa dovrei sapere? Questa commedia prodotta per Netflix ha la rara fortuna di sfoggiare un titolo italiano più curioso dell’originale, Family Business. La storia è semplice: c’è uno spiantato ebreo parigino che fa di tutto per non ereditare la macelleria kosher del padre, fin quando non scopre che la cannabis sta per essere legalizzata in Francia e potrebbe trasformarla nel primo coffee-shop del paese.

Potrebbe piacermi? Per farla molto breve, è come se i fumi di Breaking Bad, Master of None e Succession si miscelassero tra loro in modo molto leggero. L’essenza non è però la droga in sé, quanto il rapporto del suo protagonista con qualcosa (di proibito) con cui non ha mai avuto a che fare. Il che assicura tic, nevrosi e isterie familiari più o meno spassosi. Non si ride di gusto, infatti. Ma ci si diverte a seguire il solito millennial dall’esistenza sconclusionata, bersagliato da un gruppo di parenti e amici assai eccentrici. Attraverso i quali, peraltro, la serie ironizza su contrasti e ipocrisie culturali, alla maniera sincera della commedia francese.

Dove la guardo? Su Netflix (qui il trailer)

In quanto tempo la guardo? In 3 ore totali (6 episodi da 30 minuti)

Farebbe al caso mio se… Avete poco tempo e voglia di una commedia sfiziosa.

Il regista nudo
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#4 Il regista nudo

Paese di origine: Giappone (2019-in corso)

Cosa dovrei sapere? L’evoluzione dell’industria pornografica giapponese negli anni Ottanta (quando il genere era illegale, eppure fece fiorire le aziende di videoregistratori) è il soggetto di questa commedia già rinnovata da Netflix per una seconda stagione. Il suo filo rosso è la vita del regista Toru Muranishi (Takayuki Yamada), un signore che da inetto venditore di enciclopedie divenne uno dei più eccentrici innovatori dei film per adulti, inseguendo ambizioni controverse tra un arresto e l’altro.

Potrebbe piacermi? Bastano cinque minuti per capire che il racconto non ha intenzione di precludersi nulla. Altri cinque, e ci si accorge che anche i tratti più drammatici divertono (involontariamente, forse). Tutto nella biografia di questo cultore del realismo pornografico è infatti esagerato: espressioni, colori, situazioni e sesso, naturalmente. Per intenderci, c’è un protagonista con meno filtri di Hank Moody di Californication, inserito in una versione quasi cartoonesca di The Deuce. Il lato più curioso sta però sullo sfondo, dove si mostra come le frustrazioni della cultura del pudore iniziarono a deviare in una morbosità che tutt’oggi persiste, e a cui la serie stessa ogni tanto cede.

Dove la guardo? Su Netflix (qui il trailer)

In quanto tempo la guardo? In 6 ore e 21 minuti totali (8 episodi da 39-53 minuti)

Farebbe al caso mio se… Le storie biografiche vi interessano e avete voglia di spassarvela un po’.

The Cry-serie tv-Jenna Coleman
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#5 The Cry

Paese di origine: Gran Bretagna/Australia (2018)

Cosa dovrei sapere? BBC si è ormai da tempo specializzata in miniserie, possibilmente mystery o thriller, che in una manciata di episodi concedono racconti di gran pregio. Questa è un adattamento dell’omonimo romanzo della scrittrice australiana Helen FitzGerald e riguarda un enigma da dipanare tra la Scozia e Melbourne, dove la vacanza di due giovani neogenitori viene sconvolta dalla scomparsa del figlio, con effetti resi sempre più distruttivi dall’amplificarsi della risonanza mediatica.

Potrebbe piacermi? Queste piccole storie britanniche difficilmente lasciano indifferenti: i loro misteri sono strutturati per calamitare e le psicologie perfettamente tratteggiate per creare immedesimazione, alimentando al contempo dubbi. Meccanismo che qui funziona molto bene grazie a Jenna Coleman, madre catatonica ed enigmatica, e a una scrittura che rende palpabile il battagliare di sentimenti che è la maternità: alienante, faticosa e snervante, ma necessariamente impeccabile agli occhi degli altri. Più che la scoperta del colpevole, però, a interessare è l’accanirsi di giudizi e congetture rilanciati dai media, nuovi giudici da convincere della propria innocenza. Con molti vividi rimandi allo sciacallaggio social-giornalistico del caso Madeline McCain, raccontato dal documentario La scomparsa di Maddie McCann.  

Dove la guardo? Su TIMvision (qui il trailer)

In quanto tempo la guardo? In 3 ore e 47 minuti totali (4 episodi da 55-58 minuti)

Farebbe al caso mio se… Cercate una storia breve, ma intrigante e ben aggrappata all’attualità.

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