Per ora David Fincher non lavorerà più a “Mindhunter”

Mindhunter terza stagione David Fincher Netflix
YouTube/Netflix

Il regista David Fincher ha detto che è molto improbabile che Mindhunter – la serie tv sui serial killer da lui diretta per Netflix – torni con una terza stagione. Fincher lo ha dichiarato durante un’intervista al sito di notizie Vulture, dicendo che non sarebbe in grado di lavorare a una nuova stagione, poiché già molto impegnato con il suo prossimo film, Mank.

Fincher ha spiegato che Mindhunter è una serie che richiede parecchio lavoro e che nei tre anni di riprese si era dovuto trasferire a Pittsburgh, in Pennsylvania, per circa sei, sette mesi all’anno. Il regista si era peraltro fatto carico anche del ruolo di showrunner per tutta la prima stagione. Solo dopo aver avuto molte indecisioni sulla scrittura della seconda stagione, ha spiegato, aveva deciso di farsi affiancare da una sua vecchia collaboratrice, Courtenay Miles. “Ma è comunque una serie da 90 ore di lavoro alla settimana. Assorbe tutto nella tua vita. Una volta finita ero piuttosto esausto, e mi sono detto ‘Non so se ce la faccio a farne una terza stagione.'”

Fincher non ne ha fatto però solo una questione di impegno, ma anche di sforzo economico. Alla domanda diretta se con Mindhunter avesse ormai chiuso, Fincher ha risposto “probabilmente, credo”. Poi ha aggiunto: “per le visualizzazioni che aveva, si trattava di una serie costosa. Ci siamo detti ‘Finisci Mank e poi vediamo come ti senti,’ ma non penso onestamente che riusciremo a farlo con costi minori della seconda stagione. In un certo senso bisogna essere realistici sul fatto che i soldi debbano essere pari agli spettatori“.

Non è chiaro quale budget richiedesse la produzione di Mindhunter, né tantomento quante visualizzazioni avesse ottenuto. Netflix infatti non rilascia molto volentieri dati precisi sui propri contenuti. Si sa però che la seconda stagione aveva fatto registrare risultati meno soddisfacenti della prima.

Basata sul libro di Mark Olshaker e John E. Douglas, Mindhunter (2017-2019) è ambientata negli anni Settanta e racconta la nascita della psicologia criminale all’interno dell’FBI. Oltre che per la regia di Fincher, la serie è particolarmente apprezzata per le interpretazioni e per il modo in cui analizza la psiche di criminali molto famosi, come Ed Kemper e Charles Manson. Per questo finora è stata considerata una delle serie di punta di Netflix.

Tuttavia già qualche mese dopo la fine della seconda stagione si era iniziato a parlare di una sua possibile chiusura. All’inizio del 2020 gli interpreti principali Jonathan Groff, Holt McCallany e Anna Torv erano stati svincolati dai rispettivi contratti; inoltre Netflix aveva lasciato in sospeso per un tempo indefinito il potenziale rinnovo della serie. Un portavoce del servizio streaming aveva spiegato che forse Fincher avrebbe ripreso Mindhunter in futuro, “ma nel frattempo non trovava giusto impedire agli attori di cercare altri lavori”. Fincher stava infatti già lavorando a Mank, il suo primo film per Netflix sulla storia dello sceneggiatore di Quarto potere, Herman J. Mankiewicz.

Non è detto comunque che Mindhunter – che peraltro aveva lasciato qualche pezzo importante di trama in sospeso – non torni in futuro. Per ora Netflix ha detto di non avere intenzione di cancellare ufficialmente la serie. Un altro suo portavoce contattato da Vulture ha specificato che Mindhunter potrebbe anche tornare, “magari tra cinque anni”.

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